Acquariofilia e acquari: la mia passione per piante, pesci e mondo acquatico
3 Mar
Dopo ormai 6 anni di acquario tropicale d’acqua dolce in salotto, e dopo 3 anni dalla vendita del marino di barriera (che gli stava di fronte), vorrei cambiare “tipo” di acquario e mi è tornata una certa voglia di acqua salata…
Ho cercato di reprime l’istinto di acquistare qualcosa per creare un nano-reef e questo lo considero già un successo. ![]()
Forte della precedente esperienza so che cosa vorrei e soprattutto cosa non voglio sicuramente!
EASY è quindi un acquario marino tropicale pensato per essere
La scelta del metodo ricade quindi su qualcosa a mio parere molto interessante e naturale, il medoto DSB (Deep Sand Band), che sfrutta un fondo di sabbia alto come filtro biologico e denitratore tutti insieme. ![]()
In pratica negli strati superiori, dove passa più acqua (e quindi ossigeno), vivono i batteri che riducono ammoniaca in nitriti e nitriti in nitrati, mentre in quelli più profondi, con minore concentrazine di ossigeno, s’insediano i batteri che processano i nitrati trasformandoli in azoto (che viene espulso sotto forma di bolle che risalgono in superficie di tanto in tanto).
Riassumendo l’allestimento, almeno quello iniziale, dovrebbe essere un DSB con poche rocce vive, senza schiumatoio e luce media:
La domanda, alla fine di questa caterva di parole, sarà nata spontaneamente in qualcuno dei lettori: “cosa ospiterà questo acquario marino?“, oppure qualcosa di più semplice “ma poi, Raffaele, che ci metti dentro?“. ![]()
La risposta è semplice: “quello che ci starà!”
Infatti vorrei procedere in senso inverso, per una volta, evitando di mettere organismi che limitino le capacità del “fondo vivo” e poi aggiungendo coralli molli, crostacei e pesci finchè il sistema “regge”. Invece di partire già con l’idea di mettere questo o quello e magari poi impazzire per far funzionare il tutto a livello chimico, smetterò di inserire animali quando i valori chimici mi diranno che il fondo non riesce più a gestire il carico organico. Al limite potrei decidere di aggiungere un piccolo schiumatoio, ma cercherò di evitarlo.
Link di approfondimento sul DSB
reefitaliascience.it/magazine/2008-4/dsb.html
forum.marinedepot.com/Attachment274.aspx
reefitaliascience.it/magazine/2007-3/calfo-dsb.html
10 Oct
Una bella lotta…perchè questi piccoli acquari a cubo son proprio carini, sono indeciso sul prossimo acquisto fra il Box Cube della WAVE e il Nano Cube della Dennerle.
In salotto ho ormai desistito dall’intento di tenere le Orchidee nella mini-serretta dell’IKEA, perchè di serra non ha NULLA, e entro natale sicuramente lo sostituirò con un piccolo acquario di forma cubica in cui allevare SOLO Caridine, magari della specie Crystal Red.
Entrambi sono acquari aperti ma hanno un vetro scorrevole superiore, con lampade a neon da montare avvitate sul bordo di vetro.
NanoCube Dennerle
Wave Box Cube 25Ora che li ho presentati, concludo dicendo che, se decidessi di prendere un 30 litri allora la scelta ricadrebbe sul Wave box per ragioni economiche (35 euro contro 80, più o meno), se non volessi fare un acquario “spinto” a livello di piantumazione, quindi con pochissimo fertilizzante e senza Co2. Altrimenti la versione “complete plus” del 30 litri offre accessori interessanti, come il filtro interno angolare e un piccolo riscaldatore.
Unica pecca per entrambi è l’illuminazione… che credo possa andar bene solo per muschi e piante con esigenze minime, perchè 9 o 11 watt su 30 litri sono proprio pochi. E una singola lampada Solaris da 18 watt costa una 50ina di euro, mentre Dennerle chiede per la nano-lampada da soli 11 watt ben 30€ o poco più.
Però ammetto che il 10 litri della Dennerle è quello che mi attira di più…è veramente un piccolo spettacolo, tanto da pensare che potrebbe essere più bello avere 2 nano-acquari da 10 litri affiancati al posto di un singolo 30 litri, magari con sopra un’unica plafoniera da 30-40 cm che li illumini entrambi…solo che una economica plafoniera con 4 tubi t5 da 8watt (solo 32 watt) costa circa 100 eurini… mica pochi!
Alternativa per risolvere il problema illuminazione è trovare una plafoniera decente ed economica all’IKEA, anche con lampadine “a vite” invece che neon, e poi acquistare un nanocube “liscio”, senza accessori, ghiaino o altro, scegliendoci il resto a nostro gusto, in piena libertà. ![]()
Sulle lampade dell’Ikea adatte agli acquari, e relativi bulbi/lampadine, tornerò sicuramente in un altro articolo… rimanete sintonizzati!
22 Sep
Ho provato personalmente questo “metodo Vodka” in acquario, metodo di alimentazione batterica che prevede la somministrazione della notissima bevanda alcolica direttamente nell’acqua dell’acquario, chiaramente in dosi MINIME ben misurate.
Scopo del metodo: abbassare fosfati e nitrati per poter alimentare i coralli mantenendo coralli sani, con colori chiari e saturi.
L’ho portato avanti per diversi mesi a cavallo fra il 2005 e il 2006, con ottimi risultati in termini di livelli di nitrati e fostati. Addirittura ero arrivato al punto di dover decidere se diminuire le dose di Vodka o dare molto più cibo ai coralli, per non avere sempre tutti i valori a ZERO!
Non voglio con questo affermare che sia la panacea di tutti i problemi di NO3 e PO4 nell’acquario marino di barriera, con pesci e coralli. E aggiungo che mi è impossibile stabilire tutti i pregi e i difetti di questo metodo, perchè ogni acquario è diverso dall’altro: ciò che è successo a me e ad altri non è CERTO che avvenga anche in altre condizioni di luce, chimiche, ecc.
Il poco che ho capito continuando a documentarmi è che è importante, per cercare di mantenere in equilibrio i vari ceppi di batteri presenti in acquario, fornire fonti di carbonio differenti e integrare direttamente i batteri in modo continuativo.
Quando poi parliamo di metodi fai-da-te ricordo che siamo nell’ambito di una gestione avanzata di un acquario tropicale marino, dove l’acquariofilo si chiede se può risparmiare diverse centinaia di euro all’anno evitando l’utilizzo di resine anti-po4 e non seguendo un meteodo di gestione dell’acquario commerciale (Zeovit, X-Aqua, Prodibio, ecc.) ma appunto FAI-DA-TE, fatto in casa.
Spero quindi che sia in ascolto un acquariofilo “smaliziato”, con esperienza alle spalle, in grado soprattutto di prendersi i suoi rischi e pronto a seguire l’acquario ancor più di quanto farebbe normalmente, ben sapendo che dovrà forse documentarsi per ore online per capire BENE ciò che stà accadendo nella sua vasca.
Quello che penso da sempre, rafforzato nel periodo in cui ho avuto l’acquario marino, è soprattutto che non mi piace introdurre in acquario cose di cui non conosco il contenuto…o ancor peggio di cui non so assolutamente nulla e devo farlo perchè fa parte di un “protocollo”.
Quindi vi lascio alcuni link secondo me utilissimi a schiarirsi le idee prima di metter mano allo sportello dei liquori…




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