Acquariofilia e acquari: la mia passione per piante, pesci e mondo acquatico
20 Jan
L’Akadama è un terriccio “drenante”, cioè NON è un terriccio FERTILE o terriccio FERTILIZZATO.
E’ un tipo di argilla di origine vulcanica, raccolta in Giappone.
E’ un buon substrato per il radicamento delle radici, è usato nell’arte dei BONSAI proprio perchè permette all’acqua di bagnarlo ma senza che questo ne trattenga troppo e crei pericolosi ristagni.
Costa molto meno dei fondi ADA o Elos, più o meno quanto i fondi di altre marche, e un po’ di più del semplice ghiano di quarzo, detto anche “policromo”.
L’Akadama è quindi un substrato che non tende a compattarsi, a differenza dell’argilla, ad esempio, garantendo così un’ideale ossigenazione della pianta a livello radicale. Si può trovare nei garden, ed anche in alcuni negozi di acquari, specialmente quelli online, con 2 differenti granulometrie: media e piccola. La piccola è da preferire, l’altra dona all’acquario l’aspetto di un “campo dissodato”, insomma non è molto naturale…
Anche dopo ANNI, a meno di non usare spessori del fondo molto elevati, l’Akadama non si compatta. Personalmente ho avuto lo stesso identico fondo di Akadama con una minima parte di pozzolana, per circa 6 anni. :-O
Qui si vedono bene i granuli di terra, con qualche lumachina negli interstizi…
L’ho cambiato proprio di recente, per provare a mischiarlo al 50% con la “famosa” Flourite, quindi mi sono reso conto perfettamente del suo stato dopo tutti questi anni: dove il fondo era più alto di 7-8 cm la parte più profonda aveva perso la granulometria originaria, diventando quasi sabbia, ma comunque non si è mai compattata veramente, con il relativo pericolo della formazione di zone anossiche (senza ossigeno).
Mi permetto però di sconsigliare l’utilizzo della sola AKADAMA in layout particolari dislivelli, meglio allora mettere sotto le zone più alte delle spugne (quelle classiche blu con le maglie più grandi), anche perchè le radici delle piante non hanno bisogno di tutta l’altezza per radicarsi per bene. Anche i grandi Echinodorus con 8-10 cm sono più che soddisfatti, tanto che andando a sradicarli spesso è realmente faticoso.
Ricordate che l’akadama abbassa la durezza dell’acqua, per cui i primi giorni noterete l’abbassamento di KH e GH, usate quindi più acqua di rubinetto del normale. La situazione tende e normalizzarsi nel giro di 2-4 settimane. E’ qualcosa da non sottavlutare, specialmente in abbinamento all’utilizzo dell’anidride carbonica.
Come aggiungere il fertilizzante al fondo per renderlo quindi un “fondo fertile” per le piante dell’acquario?
Le possibilità sono molteplici.
Personalmente ho seguito in passato il “vecchio” sistema che prevedeva sotto l’akadama la pozzolana, sotto ancora palline di Osmocote (fertilizzante a lento rilascio) adagiate su una spolverata di carbone attivo, utile a “impregnarsi” di fertilizzante (l’osmocote, appunto) per poi cederlo ancor più gradualmente all’acquario.
Se si ha in mente di partire già con molte piante questo sistema è ancor oggi valido.
Altrimenti si può mettere sotto l’Akadama del fondo fertile ad uso acquariofilo oppure delle TABS, in pratica delle “grosse” palline di fertilizzante prodotto da un po’ tutte le aziende che vendono fertilizzanti per acquario. Fra i 2 sistemi potrei indicare il primo per chi vuole usare un susbtrato più alto…così è minore il rischio di vederlo “ripresentarsi” in superficie per le opere di piantumazione, potatura, ecc.
L’akadama va sciacquato prima di essere messo nell’acquario?
Assolutamente SI!!!
E va pulito molto bene…infatti è MOLTO sporco…se non lo sciacquate ripetutamente vi ritroverete la vera MELMA prima in superficie e poi sul fondo dell’acquario, che si ripresenterà ad ogni sifonatura o movimento del terriccio.
29 Nov
Bellini…piccoli, delicati, ormai neanche tanto costosi perchè non solo i cinesi hanno copiato alla grande i bellissimi prodotti dell’ADA.
Pensate che già 7-8 anni fà un napoletano per conoscenze traverse realizzava A MANO uno per uno, soffiandoli, dei meravigliosi diffusori di CO2 in vetro, con tanto di parte ceramica per la nebulizzazione delle bollicine di anidride carbonica.
Oggi ci sono invece tante aziende piccole e grandi che hanno copiato o reinterpretato i prodotti dell’ADA, che sinceramente saranno anche giapponesi e forse super-tecnologici…ma il loro costo mi pare oltragioso…esagerato…al limite del disgustoso…
Il mio l’ho comprato "cinese" a meno di 20 euro…quelli dell’ADA ne costano circa 90…mah…
Comunque…che abbiate questi originali oppure qualche copia o prodotto simile, potete pulire la parte ceramica che spesso viene coperta di alghe con del semplice perossido di ossigeno…l’acqua ossigenata.
Questo almeno in teoria…perchè il mio IN PRATICA si pulisce veramente poco…bianco come da nuovo non è mai tornato, ma alla fine l’importante è che faccia le sue micro-bolle.
8 Nov
Rispondo volentieri a Rossano, che come molti è arrivato alla prima “svolta” con gli acquari, il momento di passare ad una vasca più grande, dopo il primo acquario.
Vendere un acquario usato non è facile…difficile che qualcuno se lo voglia far spedire in giro per l’Italia, con il costo della spedizione e i rischi connessi… però un 80x40x50, come l’acquario di Rossano, non è grande, quindi anche come primo acquario va benissimo per chiunque, insomma meglio che cercare di piazzare uno più grande. Almeno questo…
A Roma con Portaportese è facile, fuori prova con EBAY, o Kijiji, e soprattutto nei forum di settore. Anche qui su Acquariando chiunque può scrivermi e un suo piccolo spazio lo può avere, per mettere in vendita acquari e accessori.
Ecco perchè molti mettono in terrazzo o in giardino il loro primo acquario, trasformandolo magari in un piccolo terrario, o tenendoci piante e piccoli pesci dei nostri laghi e fiumi (acqua temperata) oppure un allevamento di cibo vivo, facili ad esempio le Dafnie, le Artemie già meno e si può provare anche con i Guppy, se teniamo grandi ciclidi come quelli sud-americani o africani.