Acquariofilia e acquari: la mia passione per piante, pesci e mondo acquatico
22 Jan
Dopo un mese di schiusa di Artemie, i Nothobranchius eggersi blu sono cresciuti, ora accettano anche le artemie decorticate.
Anche se molti Killi sono morti lungo il cammino di crescita e selezione naturale (iniziata con le uova), per fortuna sono arrivato ad avere una coppia, cioè un maschio e una femmina di questi coloratissimi piccoli pesci tropicali africani.
Come si vede dal video con i 2 Killifish affiancati, il maschio ha iniziato a colorarsi e ad inseguire la femmina. Speriamo a breve di vedere anche i tuffi nella torba che ho posizionato in barattolino, e poter iniziare a raccogliere qualche uovo.
Delle altre 2 specie che ho schiuso, mi sono rimasti purtroppo solo 1 N. palmquisti e 1 Guentheri. Il palmquisti lo terrò insieme ai 2 eggersi, mentre il Guentheri lo regalerò all’amico Valerio che invece è riuscito a far crescere solo 3 esemplari di Guentheri, appunto. Speriamo così che anche lui possa avere fra questi 4 pesci sia maschi che femmine.
1 Jan
Per l’inizio di questo anno 2012 regalo ai miei lettori 2 bellissimi video girati da Marcelo Krause in immersioni in Brasile: che questo nuovo anno possa essere un anno grandioso, di ripresa economica per il nostro paese e tutta l’Europa, così che possano svanire le nostre preoccupazioni quotidiane e lasciare più spazio alla nostra passione acquariofila!
1 Jan
LA SCHIUSA
Arrivate le uova acquistate con l’amico Valerio (anche lui socio del CIR), tutte avevano come “data di schiusa” consigliata il 25 dicembre… dato che la data era alquanto scomoda per ovvi motivi, ho iniziato un paio di giorni prima a schiudere 2 specie, per primi i Notobranchius Palmquisti e dopo 8 ore i N. Eggersi, per poi schiudere i N. Guentheri il 26 dicembre.
Anche perchè le uova viste con la lente sembrano proprio pronte alla schiusa.
Anzi… le abbiamo osservate insieme al microscopio, con tanto di foto e un bel video montato da Valerio, eccolo qua
Questo il recipiente usato: piccolo, di plastica, abbastanza ampio però per spargere uniformemente la torba con le uova, nella speranza di farle schiudere al meglio e per prelevare poi i piccoli con facilità. L’operazione occupa diverse ore, diciamo anche giorni, quindi fate in modo di tenere la vaschetta in un posto dove possa stare un paio di giorni senza che nessuno la tocchi.
Trasferimento (in vaschetta almeno ossigenata)

Li ho trasferiti nell’acquario che vedete in foto, dove ho inserito una “vaschetta di garza” (quelle classiche formate da una semplice intelaiatura di plastica, con intorno una specie di retina per capelli dalle maglie però più fine) e in 2 bicchieri di plastica da 200 cc. con il fondo permeabile (un pezzo di calza tirato e incollato ai lati), agganciati al bordo dell’acquario, con 2 tubicini a portare ricambio di acqua nei 2 bicchieri. Nel box di garza infatti l’acqua entra ed esce benissimo anche dai lati, c’è insomma sempre del movimento all’interno e quindi scambio di acqua.
In queste vaschette create per beneficiare della temperatura e stabilità chimica di un acquario “grande”, ho inserito un paio di steli di Ceratophillum, un po’ di muschio di java e 2-3 lumachine a fare da spazzine. I killifish dovrebbero rimanervi 2-3 settimane, il tempo di vederli crescere abbastanza per spostarli negli acquari a loro dedicati.
La situazione attuale è la seguente:
Questo è ciò che accade in natura a questi magnifici animali